Il passaggio dai processori Intel ai quelli sviluppati in proprio e basati sull’architettura ARM, annunciato alla WWC 2020, rappresenta per Apple la seconda, storica svolta introdotta nella linea Mac – la precedente risale al 2005 ed ha avviato la transizione dai processori PowerPC a quelli di Intel. Come ogni cambio di rotta, la mossa suscita le reazioni di utenti finali e addetti ai lavori tra i quali recentemente si è inserito anche Linus Torvalds.

Il papà di Linux ha espresso un parere favorevole alla scelta di Apple e i punti salienti del suo intervento alla Linux Foundation Open Source Summit and Embedded Linux Conference tenutasi la settimana scorsa sono sostanzialmente due: da un lato i benefici che chi sviluppa software per ARM potrà avere con le nuove macchine di Apple; dall’altro la poco velata critica ai traguardi che i portatili con CPU ARM hanno raggiunto.

Per quanto riguarda il primo aspetto Torvalds – citando l’ecosistema cloud di Amazon – ha affermato che lo sviluppo per ARM sino ad ora è stato fatto in cloud, ma che questo non è il metodo preferito, non lo è almeno per chi sviluppa kernel: non vuoi solo sviluppare per ARM, vuoi usare effettivamente ARM nel tuo lavoro quotidiano su desktop. L’ostacolo – e si passa al secondo punto – è rappresentato dalla scarsa potenza delle macchine con architettura ARM.

Mac Pro. Linus Torvalds preferirebbe utilizzare una prestante piattaforma desktop con CPU ARM rispetto ad un portatile. Un Mac Pro con CPU Apple Silicon in grado di tenere testa alle controparti Intel non è un obiettivo che si raggiunge in breve tempo, ma può rientrare negli obiettivi di lungo periodo

I processori ARM hanno mosso timidi passi nel settore dei portatili, ma non sono riusciti a superare i limiti di un progetto – si pensi alle macchine Windows on ARM con SoC Qualcomm- che ha fatto prevalere l’esigenza del contenimento dei consumi sulle prestazioni. Secondo Torvalds, la scelta di Apple può segnare un cambio di rotta che consentirà ai processori ARM di esprimere il loro potenziale ben oltre i confini dei dispositivi a basso consumo.

Avere macchine desktop con CPU ARM in grado di tenere testa alle controparti equipaggiate con i processori Intel non è un risultato che si può raggiungere nel giro di pochi mesi, Apple parla di un processo di transizione che richiederà due anni per giungere al termine e il punto di partenza continuerà ad essere rappresentato dai portatili MacBook. Un ipotetico Mac Pro con CPU Apple basata su ARM però può rientrare negli obiettivi di lungo periodo.

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